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Lettera Settimanale12 Settembre 2026

Le ferie sono finite. I mercati non se n’erano accorti.

Sono tornato dalle ferie e mi aspetta un bel po’ di lavoro da fare. La settimana 37 ha concentrato tutto quello che i mercati temevano: Hormuz di nuovo in fiamme, il petrolio sopra i 100 dollari, il gas ai massimi da tre anni, la BCE che alza i tassi al 2,50% e la Fed che si prepara a fare lo stesso mercoledì prossimo. Nel mezzo, lo yen si apprezza, i rendimenti dei bond salgono in tutto il mondo e l’oro supera i 4.300 dollari. Non è una settimana facile da raccontare in cinque minuti, ma ci provo lo stesso. Questa volta la lettera è un po’ più lunga del solito.

Geopolitica & Energia

Hormuz di nuovo in fiamme. Petrolio oltre i 105 dollari, gas ai massimi da tre anni

Il cessate il fuoco informale che aveva portato un po’ di sollievo ai mercati energetici ad agosto si è sgretolato. Scontri diretti e attacchi navali nello Stretto di Hormuz hanno coinvolto petroliere iraniane e navi commerciali, interrompendo nuovamente i transiti e rimandando qualsiasi prospettiva di accordo stabile. La conseguenza immediata: il Brent ha superato i 105-106 $/barile nel corso della settimana, mentre il WTI ha sfiorato i 100 dollari, toccando livelli che non si vedevano dal picco della crisi di marzo. Il gas naturale in Europa, sull’indice TTF, è schizzato a 78-82 €/MWh, i valori più alti da inizio 2023.

Non si è fermato qui. Rincari diffusi hanno colpito anche i metalli industriali: il rame ha toccato i 14.617 dollari per tonnellata, un massimo storico con un progresso del 17% rispetto all’anno precedente. L’indice FAO dei prezzi alimentari ha raggiunto i massimi dalla fine del 2022: quando l’energia sale, sale tutto, perché l’energia entra in ogni processo produttivo, dal trasporto alla manifattura, dall’agricoltura alla logistica.

Il governo italiano ha risposto con alcune misure concrete. È stata prorogata la riduzione di 17 centesimi sulle accise del gasolio, una misura ormai strutturale di fronte all’instabilità dei prezzi. Sul piano europeo, l’Italia ha chiesto l’attivazione della clausola di flessibilità del Patto di Stabilità per 36 miliardi di euro: 14 miliardi destinati alla sicurezza energetica, 22 miliardi alla difesa. Sono stati inoltre nominati commissari straordinari per sbloccare 38 progetti di estrazione di idrocarburi sul territorio nazionale. Il segnale politico è chiaro: l’Italia punta a ridurre la propria dipendenza dalle forniture estere nel medio termine.

Fonte: Il Sole 24 Ore e Milano Finanza, 7-11 settembre 2026


Politica Monetaria — BCE

La BCE alza i tassi al 2,50%. Lagarde: l’inflazione resterà alta fino al 2027

Il 10 settembre il Consiglio direttivo della BCE ha alzato i tassi di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,50%. Una decisione definita dalla presidente Lagarde “robusta in tutti e tre gli scenari” elaborati dagli esperti, a indicare che la BCE era determinata ad agire indipendentemente dall’evoluzione del conflitto.

Nella conferenza stampa, Lagarde ha usato parole nette sull’inflazione. Il dato aggregato dell’Eurozona ad agosto era risalito al 3,3% su base annua, il livello più alto da settembre 2023, spinto interamente dai costi energetici. La componente di fondo, al netto di energia e alimentari, continua invece a rallentare: un segnale che la spirale salari-prezzi non si è ancora materializzata, il che è l’unica buona notizia del quadro. Le nuove proiezioni degli esperti BCE prevedono inflazione al 3% nel 2026, al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. In sostanza, il ritorno all’obiettivo del 2% è rimandato al 2028.

Sul fronte della crescita, la BCE ha rivisto leggermente al rialzo le stime: 0,9% nel 2026, 1,4% nel 2027, 1,5% nel 2028. L’economia europea, pur sotto pressione, tiene meglio delle attese. Il mercato sconta già altri due rialzi entro la prima metà del 2027.

L’effetto sui mercati obbligazionari è stato immediato e rilevante. Il rendimento del BTP decennale italiano è salito in area 4,29-4,35%, con lo spread rispetto al Bund tedesco che si è allargato a 88-89 punti base. Il Bund decennale si è portato al 3,44-3,50%. Per chi detiene obbligazioni a lunga scadenza in portafoglio, un rialzo dei rendimenti corrisponde a un calo del prezzo dei titoli già in mano: è la legge inversa dei bond, che vale la pena ricordare in un contesto in cui i tassi continuano a salire.

Fonte: Il Sole 24 Ore, 10 settembre 2026 — Milano Finanza, 11 settembre 2026


Politica Monetaria — Fed

Inflazione USA al 3,4%: la Fed si prepara ad alzare i tassi mercoledì prossimo

Venerdì 11 settembre sono arrivati i dati sull’inflazione americana di agosto: il CPI è salito al 3,4% su base annua, con un aumento mensile dello 0,4%, significativamente sopra il +0,1% del mese precedente. La componente core ha accelerato allo 0,3% mensile. Il giorno prima, i prezzi alla produzione (PPI) avevano già segnato un rialzo del 5,4% annuo. Sono numeri che non lasciano alla Fed margini per temporeggiare.

La probabilità implicita di un rialzo dei tassi di 25 punti base nella riunione del 15-16 settembre, che porterebbe il costo del denaro al corridoio 3,75-4,00%, è salita al 90%. Non è solo una questione di inflazione: il mercato del lavoro americano resta molto solido, con la disoccupazione al 4,1%, e questo toglie alla Fed qualsiasi alibi per rimandare. Warsh, che ha già dimostrato di non avere intenzione di essere accomodante, quasi certamente agirà.

Il rialzo dei tassi USA ha già prodotto effetti visibili sul mercato obbligazionario. Il rendimento del Treasury decennale è schizzato al 4,85-4,90%, mentre il trentennale ha superato il 5,30%. Il Tesoro americano ha provato a stabilizzare la situazione triplicando le operazioni di buyback di titoli a lunga scadenza, portandole a 6 miliardi di dollari per operazione, ma l’intervento non ha fermato la risalita dei rendimenti. Siamo in un regime di tassi elevati che probabilmente durerà più a lungo di quanto i mercati si aspettassero a inizio anno.

Fonte: Milano Finanza, 11 settembre 2026


Valute & Materie Prime

Lo yen si rafforza, il dollaro è stabile. L’oro supera i 4.300 dollari e Bankitalia vale una fortuna

Tra i movimenti valutari più significativi della settimana spicca lo yen giapponese, che si è rafforzato di circa due punti sul dollaro portandosi verso quota 153. Il movimento è alimentato dalle aspettative di una nuova stretta monetaria da parte della Bank of Japan nella riunione del 17-18 settembre: salari e inflazione nipponica continuano ad accelerare, il PIL del secondo trimestre ha registrato una crescita dello 0,4% trimestrale e i rendimenti dei bond governativi giapponesi (JGB) a 10 anni sono saliti al 2,93%. Gli investitori istituzionali giapponesi, di fronte a tassi interni più attraenti, stanno rimpatriando capitali da mercati esteri, il che alimenta vendite sui titoli di Stato di tutto il mondo, Europa inclusa.

Sul fronte dell’euro, il cambio EUR/USD si è mantenuto attorno a 1,16, poco mosso. Vale la pena ricordare un principio spesso sottovalutato: per chi investe in asset denominati in valuta estera, il cambio non è un dettaglio ma una componente strutturale del rendimento. Se il dollaro si rafforza sull’euro, il valore degli investimenti in dollari, una volta riconvertito, aumenta. Se si indebolisce, accade il contrario. In un periodo di alta volatilità come questo, tenere d’occhio i cambi è importante quanto tenere d’occhio i prezzi.

L’oro spot ha chiuso la settimana a 4.349 $/oncia. In un contesto di rendimenti obbligazionari così alti — che normalmente penalizzano l’oro, che non paga cedole — la tenuta del metallo prezioso racconta qualcosa: gli investitori continuano a usarlo come assicurazione geopolitica. Una conferma arriva da Bankitalia: il valore delle 2.452 tonnellate di riserve auree italiane, custodite in oltre 95.000 lingotti tra Roma e depositi all’estero, ha superato per la prima volta i 300 miliardi di euro, con un incremento di 10 miliardi solo negli ultimi otto mesi.

Fonte: Il Sole 24 Ore e Milano Finanza, settimana 7-11 settembre 2026


Italia & Corporate

Intesa-MPS: il 97% dei soci dice sì. Poste lancia l’offerta su TIM. E il TFR cambia rotta

Sul fronte italiano, la settimana ha portato alcune notizie rilevanti. Intesa Sanpaolo ha incassato il via libera dal 97% degli azionisti all’aumento di capitale necessario per l’offerta su Banca MPS. Un consenso praticamente unanime che conferma la solidità del percorso di aggregazione. Il marchio Monte dei Paschi e la sede centrale rimarranno a Siena, come era stato annunciato in fase di offerta.

Poste Italiane ha invece rilancio la propria offerta su TIM, puntando al 90% del capitale con una componente in contanti rivista al rialzo. Il dossier TIM resta uno dei più complessi del panorama industriale italiano, con interessi incrociati tra Stato, fondi e soci privati che rendono ogni mossa significativa.

Sul fronte previdenziale, è diventato operativo il nuovo modulo per le scelte di destinazione del TFR verso la previdenza complementare, uno degli effetti concreti della riforma entrata in vigore il 1° luglio. Per chi non l’avesse ancora fatto, è il momento di verificare la propria posizione: ogni mese che passa senza una scelta consapevole è un mese in cui il TFR resta in un comparto di default che potrebbe non essere quello più adatto alla propria situazione.

Qualche notizia dal mondo tech. Sam Altman starebbe valutando un rallentamento nello sviluppo di OpenAI per affrontare le crescenti preoccupazioni sui rischi di sicurezza dell’intelligenza artificiale — una posizione che avrebbe fatto discutere pochi mesi fa, ma che oggi sembra meno sorprendente dopo i vari incidenti legati agli agenti AI autonomi. Nel frattempo, le principali telco europee starebbero studiando la creazione di un polo satellitare comune per competere con Starlink di Elon Musk: un’iniziativa che, se si concretizzasse, cambierebbe profondamente il panorama delle telecomunicazioni continentali. Infine, il PIL dell’Italia nel secondo trimestre ha confermato una crescita dello 0,2% trimestrale, con un acquisito per il 2026 che sale allo 0,8%: non brillante, ma meglio di quanto molti analisti temevano a inizio anno.

Fonte: Il Sole 24 Ore e Milano Finanza, settimana 7-11 settembre 2026


I Numeri della Settimana

Performance da inizio anno all’11 settembre 2026

Asset ClassDa inizio anno
Petrolio WTI+74,2%
Petrolio Brent+75,2%
MSCI Mercati Emergenti+24,7%
FTSE MIB (Italia)+15,3%
MSCI World+15,1%
S&P 500+13,1%
Azionario Eurozona+10,2%
Oro+1,2%
Euro/Dollaro-1,2%
Bitcoin-10,2%
Governativi USA 7-10 anni-1,7%
Governativi Eurozona 7-10 anni-3,0%

Dati aggiornati all’11 settembre 2026 in valuta locale. Fonte: elaborazione su dati Il Sole 24 Ore e Milano Finanza.

La tabella dei rendimenti da inizio anno racconta una storia molto chiara: chi ha avuto energia in portafoglio ha guadagnato moltissimo, chi ha avuto obbligazioni a lungo termine ha perso. L’azionario tiene, con i mercati emergenti davanti a tutti, grazie soprattutto all’Asia che non dipende da Hormuz quanto l’Europa.

La settimana prossima sarà densa: il 15-16 settembre la Fed quasi certamente alzerà i tassi al 3,75-4,00%, e il 17-18 la Bank of Japan potrebbe fare lo stesso. Due banche centrali che si muovono in direzione restrittiva nella stessa settimana non è uno scenario che i mercati attraversano senza qualche scossone.

Come sempre, quello che conta non è indovinare cosa accadrà, ma essere posizionati in modo da attraversare queste fasi senza dover prendere decisioni affrettate. Se il tuo portafoglio ti preoccupa, probabilmente è il momento di rivederlo con calma — non in risposta alle notizie di questa settimana, ma sulla base dei tuoi obiettivi.

Come sempre, sono a disposizione per parlarne.

Marco Zanin

Questa lettera è uno strumento di aggiornamento e riflessione, redatta sulla base delle principali fonti economiche della settimana (Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, Italia Oggi, The Wall Street Journal). Non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza personalizzata. Le valutazioni espresse rappresentano un’interpretazione del contesto attuale e non previsioni sui mercati.