Per due anni bastava annunciare l’AI. Adesso conta la cassa
Questa settimana hanno pubblicato i conti quasi tutte le società più grandi di Wall Street, e la reazione del mercato è stata il fatto più interessante di questi giorni: Alphabet ha aumentato i ricavi del 25% e ha perso il 12,6%. Nel frattempo, a casa nostra, l’Istat ha comunicato venerdì l’inflazione di ottobre al 5,4%, il gas europeo ha superato i 100 euro al megawattora per la prima volta dal dicembre 2022, Fed e BCE hanno lasciato i tassi fermi e Christine Lagarde ha annunciato che lascerà la BCE a febbraio. Comincio dall’inflazione, perché è quella che vi tocca il portafoglio prima di tutto il resto.
Inflazione al 5,4%, ma sotto il numero c’è una sola voce
Il dato provvisorio di ottobre diffuso dall’Istat venerdì segna +5,4% su base annua, in netto rialzo dal 4,2% di settembre, con un aumento dell’0,9% in un solo mese. L’indice armonizzato europeo, quello che si usa per i confronti con gli altri paesi, sale al 5,6%.
Prima di allarmarsi conviene però guardare da dove arriva. L’inflazione di fondo, cioè quella calcolata togliendo energia e alimentari freschi, è al 2,0%. Il cosiddetto carrello della spesa, che misura alimentari e beni per la casa, è al 2,5%. Il salto viene quasi interamente dall’energia: gli energetici regolamentati, cioè le bollette di luce e gas a tariffa tutelata, sono passati da un aumento annuo del 25,8% a uno del 59,5%, con un balzo del 18,8% nel solo mese di ottobre. I non regolamentati sono al 29,4%.
La distinzione non è un tecnicismo da economisti, cambia cosa ci si deve aspettare. Un’inflazione che nasce dai salari e si diffonde a tutti i prezzi è persistente e si combatte con i tassi alti per molto tempo. Un’inflazione che nasce da una bolletta che triplica è un trasferimento di reddito verso chi vende energia: fa male al portafoglio allo stesso modo, ma si riassorbe quando il prezzo dell’energia smette di salire, e le banche centrali possono permettersi di guardarla con più calma. Oggi siamo nel secondo caso, con l’indice di fondo esattamente sull’obiettivo del 2%. Non è una buona notizia per le famiglie, lo è relativamente per chi ha obbligazioni in portafoglio.
Fonte: Istat, Prezzi al consumo dati provvisori, comunicato del 30 ottobre 2026
Il gas sopra i 100 euro, e la causa di quella bolletta
Mercoledì il gas europeo sull’indice TTF di Amsterdam ha superato i 100 euro al megawattora, per la prima volta dal dicembre 2022. Da quando è cominciata la guerra nel Golfo Persico il prezzo è più che triplicato, e l’elettricità è sui massimi da quattro anni. È questa la riga che poi ricompare nel 59,5% dell’Istat di cui sopra: la bolletta di ottobre è la fattura di quello che il gas ha fatto nei mesi scorsi.
Sul petrolio la settimana è stata di nuovo in salita. Il WTI ha chiuso attorno ai 104 dollari al barile, in rialzo dello 0,8% sulla settimana e dell’81% da inizio anno. Venerdì mattina il Brent è arrivato a toccare i 118 dollari durante la seduta, spinto dalle notizie dallo Stretto di Hormuz, dove l’Iran sostiene che quattro petroliere abbiano urtato delle mine, smentendo l’annuncio americano sulla bonifica delle rotte principali. Sullo sfondo c’è l’attesa per le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre, con il timore che dopo il voto le opzioni militari sull’Iran tornino sul tavolo.
Alphabet cresce del 25% e perde il 12,6%: cosa guarda adesso il mercato
Questa è la parte della settimana che vale la pena capire bene, perché raccontata male sembra l’inizio di un crollo e non lo è.
Hanno pubblicato i conti quasi tutte le società più pesanti di Wall Street. Alphabet, la società di Google, ha aumentato i ricavi del 25% e più che raddoppiato quelli del cloud, e in Borsa ha perso il 12,6%. Il motivo non è la crescita, che c’è: è che il flusso di cassa del trimestre è stato negativo per circa nove miliardi di dollari e la società ha annunciato per il 2027 investimenti in sensibile aumento. Amazon ha ceduto il 3,1% dopo aver dichiarato 42,4 miliardi di flusso di cassa negativo sugli ultimi dodici mesi. Intel ha perso oltre il 20% perché ha indicato per il trimestre in corso un fatturato inferiore a quello appena realizzato. Microsoft, che ha battuto le attese e ha il flusso di cassa ancora positivo nonostante gli investimenti, ha chiuso la settimana invariata.
Lo schema è chiaro e vale la pena fissarlo: per due anni il mercato ha premiato chi annunciava investimenti nell’intelligenza artificiale, adesso chiede di vedere la cassa. Non sta dicendo che l’AI non funziona, sta dicendo che vuole sapere chi se la può permettere.
Il caso più indicativo è Meta, che ha lanciato un piano di emissione di nuove azioni per 95 miliardi di dollari per finanziare l’intelligenza artificiale. A sostenere il collocamento sono, fra gli altri, i produttori di chip che le vendono quei chip. È un meccanismo circolare che vale la pena tenere d’occhio: il fornitore finanzia il cliente che compra da lui. Finché i soldi girano funziona, e non è detto che smetta di funzionare presto, ma è il genere di struttura che in passato ha amplificato i movimenti in entrambe le direzioni.
Fonte: Il Sole 24 Ore, 27 ottobre 2026 — Consultique, Osservatorio sui mercati, 30 ottobre 2026
Ora la parte che quasi nessuno sta raccontando, ed è quella che evita di spaventarsi. Degli undici comparti mondiali, nove hanno chiuso la settimana in rialzo: scendono solo informatica, dell’1,7%, e servizi di comunicazione, del 7,3%, cioè esattamente i due che contengono le società che hanno pubblicato i conti. La sanità guadagna il 3,2%, le utility l’1,8%. L’indice della paura, il VIX, ha chiuso la settimana a 19,4, dove l’aveva iniziata. In Europa lo Stoxx 600 è salito dell’1,8% e il FTSE MIB dell’1,9%, perché nei nostri listini quelle società pesano molto meno.
E anche dentro il tech la proporzione aiuta: i panieri più colpiti della settimana sono il cloud, che cede il 4,5%, e l’intelligenza artificiale, che cede il 3,4%. Da inizio anno restano rispettivamente a più 23% e più 27%. I semiconduttori perdono lo 0,4% in settimana e sono a più 62% nel 2026. È una presa di profitto dentro una corsa, non un’inversione.
Fed e BCE ferme, e Lagarde annuncia che se ne va
Mercoledì la Federal Reserve ha lasciato il tasso di riferimento invariato nell’intervallo 3,75% – 4,00%, nonostante un PIL del terzo trimestre uscito sopra le attese al 3,4%. Giovedì la BCE ha confermato il tasso sui depositi al 2,50%. Su entrambe il mercato si è spostato sulla riunione di dicembre: per la BCE la probabilità di una stretta prezzata dagli operatori è salita all’82%.
Nella stessa mattina Christine Lagarde ha annunciato che lascerà la presidenza della BCE il 7 febbraio 2027, con circa otto mesi di anticipo sulla scadenza naturale del mandato. La motivazione che ha dato è di volersi riprendere la libertà di parlare: “non posso restare neutrale”. È un passaggio che oggi non muove i mercati ma conta per i prossimi anni, perché chi guiderà la BCE deciderà la politica monetaria dell’area euro nella fase in cui si capirà se questa inflazione da energia rientra o si incista.
Sui titoli di Stato la settimana è stata tranquilla, per una volta. Il BTP decennale ha chiuso al 4,51%, in calo, e lo spread con il Bund si è ristretto a 119 punti base.
Cosa c’è nel disegno di legge, e perché è presto per contarci
Mercoledì il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge di Bilancio, da circa 26 miliardi. Le due misure che toccano più da vicino chi legge questa lettera sono il secondo scaglione Irpef che scende al 33% fino a 55.000 euro di reddito, contro i 50.000 di oggi, e la soglia del regime forfettario che sale da 85.000 a 100.000 euro, con però l’ingresso nell’IVA. Fra le coperture, oltre metà del costo del nuovo taglio Irpef arriva da banche e assicurazioni.
Una precisazione che faccio ogni anno e che quest’anno serve più del solito: questo è un disegno di legge, non una legge. Le audizioni alla Camera partono il 5 novembre e il testo va approvato entro il 31 dicembre. Negli ultimi anni praticamente nessuna manovra è uscita dal Parlamento come ci era entrata. Prendere decisioni fiscali adesso sulla base di questi numeri significa scommettere su un testo che cambierà.
L’oro sui minimi da un anno, Bitcoin colpito dal furto a Binance
L’oro ha perso un altro 3% in settimana, scendendo a 3.875 dollari l’oncia, sui valori più bassi da un anno. È la seconda settimana consecutiva di cali marcati dopo mesi di corsa, e in euro il metallo è ora sotto del 5,5% da inizio anno.
Il Bitcoin ha ceduto il 5,6% scendendo a 77.000 dollari, e l’Ethereum il 6,8%. A pesare è stato il furto informatico da oltre sei miliardi di dollari subito da Binance, il più grande mai registrato nel settore delle criptovalute. È una notizia che riguarda poco i vostri portafogli, ma dice qualcosa sul rischio operativo di una classe di attività dove la custodia del bene e il luogo dove lo si scambia coincidono.
Performance da inizio anno al 30 ottobre 2026, in euro
| Asset Class | Settimana | Da inizio anno |
|---|---|---|
| Petrolio | +2,99% | +91,22% |
| Materie prime | +0,29% | +38,80% |
| Azionario Paesi Emergenti | -2,83% | +17,35% |
| Azionario USA | -0,50% | +17,22% |
| Azionario Globale | -0,44% | +16,97% |
| Azionario Europa | +1,32% | +11,76% |
| Obbligazioni Emergenti USD | +1,58% | +4,92% |
| Governativi USA 7-10 anni | +1,99% | +2,93% |
| Obbligazioni societarie IG Europa | +0,15% | -0,49% |
| Obbligazioni High Yield Europa | +0,04% | -1,04% |
| Obbligazioni High Yield USA | +0,84% | -1,97% |
| Obbligazioni societarie IG USA | +1,71% | -2,44% |
| Governativi Euro 7-10 anni | +0,29% | -3,33% |
| Cambio EUR/USD | -0,52% | -5,02% |
| Oro | -4,56% | -5,46% |
| Bitcoin | -5,73% | -7,76% |
Variazioni in euro al cambio di 1,1157, dati aggiornati alle 16:47 di venerdì 30 ottobre 2026. Fonte: Tekta SCF, Weekly Market Report settimana 44. Il FTSE MIB, non presente in tabella, ha chiuso a 49.501 punti, in rialzo dell’1,9% in settimana e del 13,6% da inizio anno (fonte: Consultique).
Chiudo con una cosa che riguarda il metodo, più che questa settimana.
Un portafoglio costruito bene non è investito al cento per cento tutto il tempo. Dovrebbe avere una riserva di liquidità che si gonfia e si sgonfia a seconda di come vanno i mercati, come una fisarmonica. Questa riserva non è il capitale di sicurezza, che è un’altra cosa e sta da un’altra parte: quello serve a dormire la notte e non si tocca mai. La riserva di cui parlo serve all’opposto, ad avere qualcosa in mano nel momento in cui il mercato offre un’occasione. Senza, si resta a guardare.
Che l’occasione sia arrivata adesso non lo so, e diffido di chi dice di saperlo. Però la combinazione di questi giorni non si vede tutti gli anni: una stagione di trimestrali che sta ridisegnando le gerarchie dentro il settore più grande del mercato, e un appuntamento elettorale americano fra tre giorni che può cambiare il quadro di politica economica. Sono due cose che insieme generano movimento, e il movimento è la condizione perché un’occasione esista.
Come da un anno a questa parte, si naviga a vista. L’unica regola che non cambia è che ogni scelta deve restare allineata all’orizzonte temporale che abbiamo definito insieme: la liquidità in attesa ha senso se serve a cogliere qualcosa entro quell’orizzonte, non se diventa il modo elegante per rimandare una decisione.
Come sempre, sono a disposizione per parlarne.
Questa lettera è uno strumento di aggiornamento e riflessione, redatta sulla base delle principali fonti economiche della settimana (Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, Italia Oggi, The Wall Street Journal, Istat, Consultique, Tekta SCF). Non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza personalizzata. Le valutazioni espresse rappresentano un’interpretazione del contesto attuale e non previsioni sui mercati.

