L’intelligenza artificiale spaventa chi presta i soldi, non più solo chi compra le azioni.
Il petrolio è tornato sopra i 110 dollari dopo una nuova escalation nel Golfo, i titoli di Stato hanno recuperato terreno dopo le parole di Warsh sui tassi, e il nuovo BTP Valore ha finalmente i suoi numeri. La cosa che però mi ha fatto alzare le antenne questa settimana è passata molto più in sordina, e riguarda il modo in cui il mercato ha iniziato a guardare al debito delle aziende che stanno costruendo l’intelligenza artificiale. Parto da lì, perché è la più importante e anche la più facile da fraintendere.
Chi presta i soldi all’intelligenza artificiale ha iniziato a chiedere di più
Prima dei numeri serve una presentazione, perché il protagonista di questa storia non è un nome che si incontra tutti i giorni. CoreWeave non produce software né vende servizi al pubblico: compra enormi quantità di schede grafiche, le installa nei data center e affitta quella potenza di calcolo a chi deve addestrare i modelli di intelligenza artificiale. È un’attività che somiglia più a quella di un immobiliarista che a quella di una società informatica: prima compri il capannone, poi lo affitti. E come l’immobiliarista, il capannone lo compri a debito.
È per questo che il suo debito conta tanto. Questa settimana i credit default swap di CoreWeave, cioè il costo per assicurarsi contro un suo fallimento, hanno superato i 1.000 punti base: un livello a cui il mercato attribuisce implicitamente una probabilità di insolvenza superiore al 60% su cinque anni. Nello stesso periodo gli spread dell’alto rendimento si sono allargati di 23 punti base negli Stati Uniti e di 13 in Europa, e l’indice dei semiconduttori ha chiuso in rosso per otto sedute consecutive, la serie più lunga dal 2008.
Qui però bisogna essere precisi, perché il rischio di capire male è alto. Nella stessa settimana si è letto che anche i CDS di Oracle hanno toccato un record. Vero, ma il confronto va fatto con i numeri in mano: Oracle sta intorno ai 288 punti base, cioè poco più di un quarto del livello di CoreWeave. È un record per un’azienda che storicamente si finanzia a costi bassissimi, e segnala che il mercato ha iniziato a mettere un prezzo ai suoi piani di investimento nei data center. Non è un segnale di difficoltà, è un segnale di attenzione. Due cose diverse.
E soprattutto: questo non vuol dire che il settore tecnologico sia in crisi. Le grandi società che conoscete tutti, quelle che generano cassa in abbondanza e hanno i bilanci pieni di liquidità, non sono in questa conversazione. Il tema riguarda la manciata di aziende che stanno finanziando a debito la costruzione delle infrastrutture per l’AI, ed è una questione di come viene pagato il conto, non di se la tecnologia funzioni.
Fonte: CNBC, Seeking Alpha, 15-16 ottobre 2026
Perché allora ne parlo, se riguarda poche società che probabilmente non avete in portafoglio? Perché cambia chi sta facendo le domande. Finora sull’intelligenza artificiale discutevano gli analisti azionari, che per mestiere stimano quanto può crescere il fatturato. Adesso ha iniziato a parlarne il mercato del credito, che per mestiere si chiede una cosa sola: i soldi prestati tornano indietro? È una domanda meno affascinante, ma storicamente è quella che si accorge prima quando qualcosa non quadra.
Missili su Riad e una petroliera su una mina: il Brent torna sopra i 110 dollari
L’escalation in Medio Oriente è ripartita, e questa volta ha colpito il cuore del sistema energetico saudita. Gli Houthi hanno rivendicato un’ondata di raid sull’aeroporto Re Khalid di Riad, colpito da un missile con cinque feriti gravi, e su impianti energetici del Paese. Nello Stretto di Hormuz una petroliera è esplosa dopo aver urtato una mina. L’attacco all’aeroporto è arrivato alla vigilia di un vertice mondiale sul petrolio, che diversi operatori hanno poi disertato.
Sui prezzi l’effetto è stato immediato: il Brent ha superato i 110 dollari al barile per la prima volta da maggio, mentre il WTI è tornato stabilmente sopra i 100 dollari. Entrambi chiudono la settimana con un progresso robusto. In Italia il Governo sta lavorando con Bruxelles a un decreto bollette per contenere l’impatto del gas sulle tariffe elettriche.
Warsh raffredda i timori sui tassi e i governativi rimbalzano
Dopo settimane passate a salire, i rendimenti dei titoli di Stato hanno finalmente tirato il fiato. Il merito è soprattutto delle parole del presidente della Fed, che ha ridimensionato le attese di nuove strette: la probabilità implicita di un rialzo nella riunione di fine ottobre resta intorno al 17%, e il Treasury a 10 anni è sceso in area 5,10%, circa quindici punti base sotto la chiusura della settimana precedente.
In Europa il movimento è stato analogo. La BCE resta ferma sul tasso dei depositi al 2,50%, con le attese per ottobre scese intorno al 10%. Il Bund decennale si colloca al 3,43%, il BTP al 4,46%, e lo spread BTP-Bund si è ristretto a 106 punti base, tre in meno rispetto a sette giorni fa.
È stato proprio questo clima a fare da sfondo ai tassi del nuovo BTP Valore, comunicati venerdì e in collocamento da lunedì 19: 3,70% per i primi due anni, 4,10% per il terzo e il quarto, 4,70% per il quinto, oppure una cedola unica del 22,25% alla scadenza se si sceglie la versione Insieme. Sono tassi minimi e possono solo salire.
BTP Valore o BTP Valore Insieme:
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Euro stabile sui minimi, oro fermo intorno ai 4.170 dollari
Sul fronte valutario poco movimento: l’EUR/USD resta in area 1,124, sui minimi degli ultimi mesi, mentre il cambio contro yen si colloca a 177,6. La Bank of Japan prosegue il suo percorso di normalizzazione graduale, con il tasso overnight ormai stabilmente sopra l’1,20%.
L’oro ha chiuso la settimana poco mosso, con lo spot scambiato intorno ai 4.170 dollari l’oncia. Continua a essere sostenuto dagli acquisti delle banche centrali, ma in una settimana di tensione geopolitica forte come questa il fatto che non si sia mosso dice qualcosa: a frenarlo restano i rendimenti reali ancora elevati.
Il nuovo TFR è operativo davvero, e Confindustria alza le stime sul 2026
Da questa settimana la riforma sulla destinazione del TFR non è più solo una norma sulla carta: l’INPS ha completato l’adeguamento delle procedure e il modulo TFR3 è entrato nei flussi Uniemens con il codice T3. In pratica significa che il meccanismo gira, le aziende devono comunicare la scelta fatta dal lavoratore e il sistema la registra. Il codice si applica anche a chi cambia lavoro, non solo ai neoassunti. Il Ministero del Lavoro ha inoltre messo online un portale con dei simulatori per aiutare a orientarsi tra i fondi pensione.
Cosa vuol dire concretamente: se sei stato assunto di recente e non hai espresso una scelta, il tuo TFR sta già andando alla previdenza complementare per silenzio-assenso, nel comparto di default del fondo previsto dal tuo contratto. Non è necessariamente sbagliato, ma è una decisione che qualcuno ha preso al posto tuo. Vale la pena verificare dove sta finendo e se quel comparto è adatto alla tua età e ai tuoi tempi: su un orizzonte di trent’anni la differenza tra una linea garantita e una azionaria non è un dettaglio. Ricordo anche che dal 2027 l’età per la pensione di vecchiaia sale a 67 anni e un mese.
Fonte: INPS, Il Sole 24 Ore NT+ Lavoro, ottobre 2026
Sul quadro macro, il Centro Studi Confindustria ha rivisto al rialzo la crescita italiana del 2026, portandola a +1,0% dal precedente +0,8%, trainata da investimenti e PNRR. Il 2027 però è atteso in forte rallentamento, a +0,6%, e la ragione è sempre la stessa: le stime incorporano un petrolio a 102 dollari e un gas a 77 euro/MWh, e se l’energia resta su questi livelli la crescita si assottiglia.
Performance da inizio anno al 16 ottobre 2026
| Asset Class | Da inizio anno |
|---|---|
| Petrolio WTI | +76,61% |
| Indice generale commodities | +38,51% |
| Nikkei 225 (Giappone) | +34,64% |
| MSCI Emerging Markets (in euro) | +21,01% |
| S&P 500 (USA) | +14,00% |
| MSCI World (in USD) | +12,30% |
| FTSE MIB (Italia) | +11,38% |
| MSCI Europe (in euro) | +11,37% |
| Obbligazionario Corporate IG Euro | -0,47% |
| Obbligazionario High Yield Euro | -0,62% |
| Obbligazionario Governativo USA 7-10 anni | -1,54% |
| Obbligazionario Governativo Euro 7-10 anni | -3,28% |
| Oro Spot | -3,60% |
| Yen Giapponese (EUR/JPY) | -3,50% |
| Cambio EUR/USD | -4,19% |
| Bitcoin | -7,10% |
Dati aggiornati al 16 ottobre 2026, in valuta locale salvo dove indicato. Fonte: elaborazione su dati Il Sole 24 Ore e Milano Finanza.
Quello che mi porto a casa da questa settimana non è il destino di CoreWeave, che con ogni probabilità non tocca i vostri portafogli. È il fatto che una domanda scomoda abbia cominciato a circolare in un posto dove di solito non si fanno sconti.
Questo non vuol dire uscire dall’azionario, e non lo sto dicendo. Il tema di fondo resta, gli utili ci sono, e le rotazioni di settore fanno parte del mestiere. Vuol dire però che la frase che ripeto da qualche settimana, non avere in portafoglio più rischio di quello che si è disposti a sopportare in una giornata storta, questa settimana ha preso una forma concreta: otto sedute consecutive in rosso sui semiconduttori sono esattamente il tipo di fase che mette alla prova chi si era sbilanciato su un tema solo.
Sull’obbligazionario il rimbalzo di questi giorni è benvenuto ma non cambia l’impostazione: parte breve della curva come base, area euro sempre, e il tratto a medio termine ancora sul radar e non in portafoglio. Un rally di cinque giorni innescato da una conferenza stampa non è una tendenza.
Sul TFR, invece, un’indicazione pratica vera: se siete stati assunti negli ultimi mesi, controllate dove sta andando il vostro trattamento di fine rapporto. È una di quelle cose che non danno fastidio oggi e pesano parecchio fra vent’anni.
Come sempre, sono a disposizione per parlarne.
Questa lettera è uno strumento di aggiornamento e riflessione, redatta sulla base delle principali fonti economiche della settimana (Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, Italia Oggi, The Wall Street Journal, Ansa, CNBC, INPS, Confindustria). Non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza personalizzata. Le valutazioni espresse rappresentano un’interpretazione del contesto attuale e non previsioni sui mercati.










