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Lettera Settimanale  ·  Settimana 22  ·  29 Maggio 2026

Milano torna ai massimi del 2000.
Il petrolio scende. Ma la pace è ancora da firmare

Una lettura di cinque minuti sui mercati e su quello che li muove

Questa settimana i mercati hanno fatto una cosa che non facevano da 26 anni: Piazza Affari ha superato i massimi del marzo 2000, quelli della bolla delle dot-com. Il petrolio è sceso bruscamente. L’ottimismo si è diffuso. Eppure, mentre i negoziatori iraniani erano a Doha per trattare, gli Stati Uniti conducevano attacchi militari nel sud dell’Iran. Benvenuti nella settimana più contraddittoria dell’anno.

Geopolitica & Energia

Doha, i negoziati e il paradosso degli attacchi durante la trattativa

Il fatto centrale della settimana è l’apertura dei negoziati a Doha. L’Iran ha inviato in Qatar una delegazione di altissimo profilo: il presidente del Parlamento Ghalibaf, il ministro degli Esteri Araghchi e il governatore della Banca Centrale. Sul tavolo, un memorandum d’intesa che prevedrebbe lo sminamento dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni e la garanzia di navigazione libera, in cambio dello sblocco di parte dei fondi iraniani congelati all’estero — stimati complessivamente tra i 100 e i 123 miliardi di dollari secondo i media iraniani.

Il segretario di Stato Rubio ha dichiarato che “nelle prossime ore il mondo potrebbe ricevere buone notizie”. Poche ore dopo, però, le forze armate americane conducevano attacchi definiti “di autodifesa” nel sud dell’Iran, colpendo siti di lancio missilistico e imbarcazioni che stavano — secondo Washington — tentando di posare mine. I negoziatori iraniani erano ancora a Doha.

Come leggere questa apparente contraddizione? Non è necessariamente un segnale di fallimento. Nelle trattative più complesse, le azioni militari e quelle diplomatiche spesso procedono in parallelo — ciascuna come forma di pressione sull’altra parte. Il punto è capire se questa dinamica porterà a un accordo o a un’escalation. Al momento, entrambe le strade restano aperte.
Fonte: Il Sole 24 Ore e Milano Finanza, 25-29 maggio 2026

Sul fronte concreto, la US Navy ha ripreso ad assistere il transito delle navi attraverso lo Stretto — un segnale operativo che va nella direzione della normalizzazione. I dati di Lloyd’s List Intelligence confermano un aumento delle navi in uscita dallo Stretto, incluse superpetroliere. Piccoli segnali di apertura, in attesa di qualcosa di più definitivo.


Energia

Il petrolio scende sotto i 90 dollari: la pace è già nei prezzi

La notizia dei negoziati a Doha ha avuto un effetto immediato e potente sul mercato del petrolio. Il Brent è sceso a 97 $/barile lunedì — una caduta del 5,6% in una sola seduta — e il WTI americano ha chiuso mercoledì a 88,68 $/barile, scendendo per la prima volta sotto i 90 dollari dall’inizio della crisi. È il livello più basso da quando è iniziato il blocco di Hormuz.

È un segnale importante, ma merita una lettura cauta. Il mercato sta prezzando una pace che non è ancora stata firmata. Se i negoziati dovessero subire un nuovo stallo — o peggio, un’escalation — quei prezzi potrebbero risalire rapidamente. Al contrario, se l’accordo venisse formalizzato, gli analisti di JP Morgan prevedono che il Brent si stabilizzerebbe comunque intorno ai 96 dollari in media per il 2026, perché ricostruire le scorte richiede mesi, non giorni.

C’è qualcosa di utile da capire in questa dinamica: i mercati delle materie prime spesso anticipano gli eventi reali di settimane. Questo significa che parte del “dividendo della pace” energetica è già incorporato nei prezzi di oggi. Se e quando l’accordo arriverà, l’effetto immediato potrebbe essere più contenuto di quanto ci si aspetti — mentre i benefici reali sull’inflazione e sui consumi arriveranno gradualmente, nei mesi successivi.
Fonte: Il Sole 24 Ore, 27-29 maggio 2026

Mercati

Piazza Affari da record: superati i massimi del 2000. Micron oltre mille miliardi

Lunedì 25 maggio Piazza Affari ha scritto una pagina storica: il Ftse Mib ha chiuso a 50.220 punti, superando per la prima volta in 26 anni il massimo del marzo 2000 — quello della bolla delle dot-com. Un traguardo che in pochi si aspettavano in una settimana segnata ancora da tensioni geopolitiche. A trainare il rialzo, oltre all’ottimismo sui negoziati, una serie di trimestrali positive: Amplifon, Diasorin, Unicredit, Ferrari. In calo, come prevedibile, i titoli petroliferi — Eni e Saipem hanno pagato il crollo del greggio.

Negli stessi giorni, Wall Street ha vissuto il proprio momento tecnologico: Micron Technology ha superato per la prima volta i 1.000 miliardi di capitalizzazione, con un balzo del 19% in una sola seduta, grazie alle previsioni di UBS sull’impatto dell’intelligenza artificiale sulla domanda di chip di memoria. Il dato sul PIL americano del primo trimestre, rivisto al ribasso all’1,6% (dal 2% iniziale), ha raffreddato parzialmente l’entusiasmo nelle sedute successive.

Il paradosso di questa settimana è tutto in un contrasto: Piazza Affari ai massimi storici mentre il PIL italiano per il 2026 è stimato a +0,4% e quello americano viene rivisto al ribasso. I mercati azionari non fotografano l’economia di oggi, ma scommettono su quella di domani. La domanda è se le scommesse sull’accordo di Hormuz e sulla crescita degli utili tech siano sufficientemente solide da reggere a eventuali delusioni.
Fonte: Il Sole 24 Ore, 25-29 maggio 2026

Macroeconomia

PIL USA rivisto al ribasso. BCE e Fed su strade diverse

Il PIL americano del primo trimestre è stato rivisto all’1,6%, dal 2% della stima iniziale. Non è un crollo, ma è un segnale che la crescita americana stia rallentando — e lo fa in un contesto di inflazione ancora al 3,8% annuo. Le grandi aziende americane stanno iniziando a rispondere lanciando linee di prodotto più economiche o promozioni “value” per riportare ai consumi famiglie che si sentono ancora strette tra prezzi alti e tassi elevati.

In Europa il quadro è diverso ma non più semplice. La BCE si prepara alla riunione dell’11 giugno con due, forse tre rialzi dei tassi già scontati dai mercati per il 2026, mentre la Fed potrebbe fermarsi a uno o addirittura virare verso tagli se i dati migliorassero. Una divergenza tra le due banche centrali che avrà effetti concreti sul cambio euro/dollaro — già salito verso 1,18 — e sui flussi di capitale tra le due aree.

Per chi ha investimenti in valute diverse o fondi con esposizione internazionale, questo è un elemento da tenere sul radar. Un euro più forte rispetto al dollaro riduce i rendimenti degli investimenti in asset americani quando vengono riconvertiti in euro — un effetto spesso sottovalutato, ma molto concreto nel tempo.
Fonte: Il Sole 24 Ore e Milano Finanza, analisi settimana 25-29 maggio 2026

Una nota positiva arriva dalla fiducia dei consumatori italiani, aumentata a maggio oltre le attese. Un segnale di cautela ottimismo delle famiglie, che forse iniziano a percepire uno scenario meno cupo rispetto ai mesi scorsi. Vedremo se reggerà nelle prossime settimane.


Questa settimana ha mostrato qualcosa di interessante: i mercati possono festeggiare anche quando la situazione reale è ancora irrisolta. Non è irrazionalità — è il modo in cui funzionano: anticipano, scommettono, prezzano scenari futuri. Il rischio è che, se quegli scenari non si materializzano nei tempi attesi, la correzione possa essere rapida quanto il rally.

 

Come sempre, sono a disposizione per parlarne.

Marco Zanin

Questa lettera è uno strumento di aggiornamento e riflessione, redatta sulla base delle principali fonti economiche della settimana (Il Sole 24 Ore, Milano Finanza). Non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza personalizzata. Le valutazioni espresse rappresentano un’interpretazione del contesto attuale e non previsioni sui mercati.

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