Il Giappone rompe un tabù di trent’anni. Gli stretti restano un problema aperto.
Lo scenario degli stretti è tornato al centro dell’attenzione. Hormuz, Bab el-Mandeb, l’oleodotto saudita fermo: sembra marzo, quando questi nomi erano sulla bocca di tutti, e in effetti la geografia del rischio non è cambiata granché da allora. Ma il fatto stesso che il tema sia tornato protagonista, dopo mesi in cui pareva archiviato, racconta che nel frattempo qualcosa si è mosso, e non poco. Questa settimana lo vediamo bene: la Fed alza i tassi, la Bank of Japan fa lo stesso rompendo un digiuno che durava dal 1995, e il mercato obbligazionario comincia a raccontare una storia diversa da quella azionaria. Andiamo con ordine.
La crisi del Golfo si allarga a Bab el-Mandeb. Petrolio sopra i 100 dollari
La crisi geopolitica nel Golfo si è ulteriormente complicata con l’estensione delle minacce dagli attacchi allo Stretto di Hormuz fino allo stretto di Bab el-Mandeb e al Mar Rosso. Lo stop forzato dell’oleodotto saudita East-West, che porta 7 milioni di barili al giorno verso Yanbu, ha eliminato l’alternativa principale per bypassare il blocco di Hormuz, mettendo a dura prova la logistica petrolifera globale.
Sui prezzi si vede tutto: il WTI si attesta a 100,3 $/barile +74,7% YTD, mentre il Brent scambia tra i 105 e i 108 dollari. I noli marittimi per le petroliere hanno raggiunto livelli da due a cinque volte superiori ai picchi storici. In Europa gli stoccaggi di gas si attestano attorno all’85% della capacità, con l’Italia che dispone di riserve petrolifere strategiche per circa 90 giorni di copertura, ma i costi di ripristino delle scorte in vista dell’inverno restano elevati.
Sul fronte interno, il governo italiano monitora l’impatto del caro carburanti sull’economia reale, mentre proseguono gli interventi di mitigazione della fiscalità automobilistica rivolti a oltre il 70% dei veicoli in circolazione.
Fonte: Il Post, Il Fatto Quotidiano, Quotidiano Nazionale, 13-14 settembre 2026
La Fed di Warsh alza i tassi al 3,75-4,00%. Primo rialzo dal 2023
La Fed guidata da Kevin Warsh ha approvato all’unanimità un rialzo dei tassi di 25 punti base, portando il corridoio di riferimento al 3,75%-4,00%. È il primo aumento dal 2023. La decisione risponde a un’inflazione statunitense salita al 3,4%, spinta dai costi energetici e dei trasporti, e il board ha segnalato la possibilità di un ulteriore ritocco entro fine anno.
L’effetto si è visto subito sui rendimenti: il Treasury USA a 10 anni ha toccato il 5,00%, un livello che non si vedeva da tempo. Per chi detiene obbligazioni a lunga scadenza, un rialzo dei rendimenti corrisponde a un calo del prezzo dei titoli già in mano: vale la pena ricordarlo in un contesto in cui i tassi continuano a salire.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Ansa, 16 settembre 2026
La BCE resta ferma al 2,50%. Lo spread BTP-Bund sale a 92 punti
La BCE mantiene il tasso sui depositi al 2,50%. Nonostante un rallentamento dell’inflazione di fondo, l’indice generale dell’area euro rimane attestato al 3,3%, spinto dai prezzi dell’energia, e questo mantiene l’istituto di Francoforte in posizione vigile piuttosto che automatica.
L’aumento generalizzato dei tassi si riflette sui titoli di Stato. Il Bund tedesco a 10 anni è al 3,52%, mentre il BTP decennale italiano si posiziona al 4,43-4,44%, con lo spread BTP-Bund a 92 punti base.
Fonte: Il Sole 24 Ore, 17-18 settembre 2026
La Bank of Japan alza i tassi all’1,25%: massimo dal 1995. L’oro aggiorna i record
La notizia della settimana arriva dal Giappone. La Bank of Japan ha alzato il tasso di riferimento di 25 punti base all’1,25%, il livello più alto dal 1995. La decisione, presa a maggioranza con un board spaccato (7 favorevoli e 2 contrari), punta a frenare l’inflazione (1,7% su base annua) e la svalutazione dello yen, giunta nonostante interventi valutari record per 98,3 miliardi di dollari. Il cambio EUR/USD si attesta a 1,1460, mentre un euro vale 180,94 yen.
Focus rischio di cambio. Per un investitore con portafoglio espresso in euro, l’esposizione a valute estere introduce un fattore di volatilità strutturale, pari a circa l’8% sui bond esteri. Quando la valuta estera si apprezza rispetto all’euro, genera un rendimento extra che incrementa la performance; quando si svaluta, l’investitore subisce un costo extra, il cosiddetto drag valutario, che rischia di erodere la cedola incassata. Per questo motivo, nei portafogli obbligazionari bilanciati si tende a privilegiare emissioni in euro sulle scadenze medio-brevi (3-5 anni), oppure a coprire il rischio cambio sulle scadenze estere.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Ansa, 18 settembre 2026
L’oro spot scambia su livelli record a 4.379 $/oncia +1,4% YTD. Il metallo prezioso è sostenuto dagli acquisti continui delle banche centrali per diversificare le riserve rispetto al dollaro, da un’imponente domanda fisica e finanziaria in Asia, con le famiglie indiane che detengono circa 25mila tonnellate, e dai timori sulla sostenibilità del debito pubblico americano.
TFR3 operativo, 565mila assunzioni previste, parte il credito d’imposta per IA e Quantum
Dal 1° luglio è operativa la disciplina sull’adesione automatica alla previdenza integrativa, confermata dal modulo definitivo TFR3, approvato con decreto ministeriale del 4 settembre 2026. La norma stabilisce che il TFR e la contribuzione del lavoratore e del datore di lavoro vengano destinati ai fondi pensione, salvo diversa scelta esplicita. Sul fronte occupazionale, il sistema Excelsior segnala 565mila assunzioni programmate dalle imprese a settembre. In ambito pubblico, è stata avviata la prima polizza sanitaria integrativa per il comparto scuola, con 1,2 milioni di lavoratori interessati, tramite UniSalute.
Dal 21 settembre diventa operativa la misura Simest “Investimenti IA & Quantum Computing”, con una dote di 200 milioni di euro destinata ad agevolare la digitalizzazione delle imprese esportatrici. Nel settore industriale, la Fabbrica d’Armi Beretta stima ricavi verso i 350 milioni di euro nel suo 500° anno di attività. Si registra inoltre una fase di assestamento per il settore dei semiconduttori.
Fonte: Il Sole 24 Ore, lavoro.gov.it, 16-18 settembre 2026
Performance da inizio anno al 18 settembre 2026
| Asset Class | Da inizio anno |
|---|---|
| Petrolio WTI | +74,70% |
| Indice generale commodities | +32,60% |
| Nasdaq 100 | +15,36% |
| FTSE MIB (Italia) | +14,69% |
| FTSE All Share (Italia) | +13,58% |
| S&P 500 (USA) | +11,31% |
| MSCI World (in USD) | +11,44% |
| EuroStoxx 50 (Europa) | +8,10% |
| Oro Spot | +1,40% |
| Cambio EUR/USD | -2,47% |
| Yen Giapponese (EUR/JPY) | -1,71% |
| Obbligazionario Governativo Euro | -2,62% |
| Global Aggregate Bond | -1,82% |
| Obbligazionario Governativo USD | -1,63% |
Dati aggiornati al 18 settembre 2026 in valuta locale. Fonte: elaborazione su dati Il Sole 24 Ore e Milano Finanza.
Con le banche centrali che convergono verso tassi più alti e le tensioni geopolitiche che continuano a pesare sulle materie prime, la disciplina nella costruzione del portafoglio resta l’ingrediente principale.
Una cosa sta emergendo con chiarezza in queste settimane: il mercato sembra prezzare uno scenario in cui l’inflazione resti un compagno di viaggio anche nel 2027, più che una fiammata destinata a rientrare in fretta. Se così fosse, l’impatto si sentirebbe non solo sulla spesa quotidiana, ma anche sulla parte obbligazionaria del portafoglio, in particolare quella a lunga duration. Al momento il rischio che sembra richiedere più attenzione non è tanto quello azionario, quanto quello legato alla duration lunga nel comparto obbligazionario: da qui la scelta, già ricorrente in queste pagine, di privilegiare titoli di Stato governativi in euro sulla parte breve e intermedia della curva, indicativamente tra i 3 e i 5 anni, lasciando la ricerca di rendimento sulle scadenze più lunghe a chi è disposto a convivere con una variabile che resta, come sempre, la più difficile da gestire: il timing. In un contesto di tassi ancora in movimento, anche una componente a tasso variabile trova posto nella parte obbligazionaria del portafoglio: si aggiusta naturalmente ai rialzi, riducendo il rischio di duration senza dover indovinare il momento giusto per entrare o uscire.
Sul fronte azionario, selettività settoriale e diversificazione geografica restano gli strumenti principali per bilanciare la crescita legata ai trend tecnologici con la protezione dai picchi di volatilità energetica.
Come sempre, sono a disposizione per parlarne.
Questa lettera è uno strumento di aggiornamento e riflessione, redatta sulla base delle principali fonti economiche della settimana (Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, Italia Oggi, The Wall Street Journal). Non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza personalizzata. Le valutazioni espresse rappresentano un’interpretazione del contesto attuale e non previsioni sui mercati.









