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Lettera Settimanale  ·  Settimana 21  ·  22 Maggio 2026

Accordo sì, accordo no:
i mercati giocano a poker con la geopolitica

Una lettura di cinque minuti sui mercati e su quello che li muove

Questa settimana ha vissuto di annunci, smentite e mercati che oscillano su ogni parola. Venerdì sera l’emittente Al-Arabiya ha diffuso la notizia di una “bozza finale” di accordo tra USA e Iran — e nelle stesse ore Teheran smentiva. È il riassunto perfetto di una settimana in cui tutto sembra possibile e nulla è ancora certo.

Geopolitica

La bozza in 9 punti: più vicini all’accordo, ma l’Iran smentisce

Il cuore della settimana è stata la notizia, riportata da Al-Arabiya e ripresa da Il Sole 24 Ore, di una bozza d’accordo in 9 punti mediata dal Pakistan. I contenuti: cessate il fuoco immediato su tutti i fronti, garanzie per la libertà di navigazione in Hormuz, trasferimento dell’uranio arricchito iraniano alla Russia — e in cambio la revoca graduale delle sanzioni americane. Nelle ore successive, però, l’Iran ha smentito l’esistenza di questo accordo, lasciando il quadro nuovamente sospeso.

Sul campo, qualcosa si muove: sotto il coordinamento della marina iraniana, questa settimana sono transitate dallo Stretto 35 navi cargo — un volume superiore ai giorni precedenti, che suggerisce una parziale apertura di fatto, anche senza un accordo formale. Il Pakistan, nel frattempo, continua a mediare “giorno e notte”, come ha dichiarato il premier Shehbaz Sharif.

La dinamica di questa settimana racconta qualcosa di importante: quando si avvicinano a un accordo, entrambe le parti hanno interesse a non sembrare deboli agli occhi della propria opinione pubblica. Le smentite non significano necessariamente che i negoziati siano falliti — a volte sono parte della trattativa stessa. I mercati lo sanno, e reagiscono di conseguenza: su all’annuncio, giù alla smentita, poi di nuovo su.

Fonte: Il Sole 24 Ore, 21-22 maggio 2026

Sul fronte diplomatico più ampio, pochi giorni dopo il summit Trump-Xi, Vladimir Putin è volato a Pechino. Il leader russo ha dichiarato che Cina e Russia rafforzeranno il loro “partenariato globale”, confermando un asse che guarda con interesse strategico alla stabilità dell’Iran come fornitore energetico. È un elemento che complica ulteriormente il quadro negoziale: quanto pesa Pechino sulla disponibilità di Teheran a trattare?

In Italia, il ministro Tajani ha escluso un ruolo della NATO nella gestione di Hormuz, dichiarando che serve “un’altra formula, un altro schema internazionale”. Il governo italiano sta lavorando a una coalizione per garantire la sicurezza alimentare e il transito di fertilizzanti attraverso lo Stretto — un fronte meno visibile ma molto concreto per l’agricoltura europea e africana.


Energia

Il Brent resta sopra i 100 dollari. Il gas europeo sale ancora

Nonostante le oscillazioni legate ai negoziati, il Brent ha chiuso la settimana intorno ai 104 $/barile, con punte a 109 dollari nelle giornate di maggiore tensione. Il livello dei 100 dollari si conferma come un pavimento psicologico solido: anche nelle giornate di ottimismo diplomatico, il greggio non è riuscito a scendere stabilmente sotto quella soglia.

Una nota in controtendenza riguarda il gas naturale europeo, salito oltre i 51,6 €/MWh, spinto dai timori che un blocco prolungato di Hormuz colpisca le forniture di GNL destinate all’Europa. È un mercato diverso dal petrolio, ma con implicazioni dirette sui costi industriali e sulle bollette — e quindi sull’inflazione.

C’è un dettaglio che vale la pena capire: il carburante per l’aviazione costa il 56% in più rispetto allo scorso anno, e i consumi delle compagnie aeree sono già scesi del 19,5%. Non è solo un problema per chi vola: è un segnale di come lo shock energetico stia iniziando a modificare i comportamenti reali di imprese e consumatori — che è esattamente ciò che rallenta l’economia.

Fonte: Il Sole 24 Ore, dati settimana 18-22 maggio 2026


Politica Monetaria

La Fed cambia guida. I mercati escludono tagli — e iniziano a temere rialzi

Questa settimana ha segnato l’insediamento di Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve, in sostituzione di Jerome Powell. È un passaggio rilevante: Warsh è vicino a Trump, che ha a lungo spinto per tassi più bassi, ma si trova di fronte a dati che vanno nella direzione opposta. Gli analisti di Schroders sottolineano che “convincere la maggioranza del comitato a votare per tagli quest’anno sarà un’impresa ardua”.

I mercati, intanto, hanno fatto una scelta chiara: non solo escludono tagli dei tassi nel 2026, ma hanno iniziato a prezzare la possibilità di rialzi. I rendimenti dei Treasury americani a 10 anni hanno toccato i 4,60% nella settimana, il livello più alto degli ultimi 16 mesi, prima di una leggera discesa a 4,58% venerdì sulle speranze di accordo. Il trentennale americano ha sfiorato il 5,13%.

Quello che sta succedendo sui mercati obbligazionari globali merita attenzione: non si tratta solo dei Treasury americani. Si registra una fuga dai titoli di Stato a lunga scadenza in tutto il mondo — Giappone incluso, dove gli investitori stranieri stanno vendendo bond governativi in misura insolita. È un segnale che chi gestisce grandi capitali sta ricalibrando le aspettative su un “tassi alti più a lungo” che potrebbe durare ben oltre il 2026.

Fonte: Milano Finanza e Il Sole 24 Ore, settimana 18-22 maggio 2026

In Europa, la BCE si prepara alla riunione dell’11 giugno con quasi certezza di un rialzo. Christine Lagarde ha avvertito che politiche di bilancio troppo espansive da parte dei governi potrebbero costringere la banca centrale a intervenire ancora. In Italia l’inflazione ad aprile è al 2,7%, con la componente energia a +9,2% — numeri che non lasciano molto spazio alla pazienza.


Mercati

Borse resilienti ma divise: il paradosso dei record in mezzo alla turbolenza

La settimana si è chiusa con un paradosso che i mercati stanno ormai abituandoci a leggere: indici azionari vicini ai massimi storici mentre i fondamentali macro raccontano una storia più complicata. Wall Street ha registrato la sua sesta settimana consecutiva positiva per S&P 500 e Nasdaq, trainata dagli utili tecnologici e dalle aspettative di crescita legate all’intelligenza artificiale. Milano venerdì ha guadagnato il 1,7%, con lo spread BTP/Bund stabile intorno a 73 punti base e il rendimento del BTP decennale al 3,82%.

Il titolo della settimana in Europa è stato però la performance opposta di alcuni titoli della difesa, scesi sulle parole di Putin che ha aperto a toni più concilianti sul conflitto in Ucraina — l’ipotesi di Draghi o Merkel come mediatori tra Europa e Russia, rilanciata dal Financial Times, ha alimentato questa narrativa. Un segnale di quanto i mercati stiano prezzando scenari geopolitici multipli in contemporanea.

L’economia dei dati e l’economia delle aspettative si stanno allontanando. I dati dicono: inflazione alta, crescita debole, tassi in salita, energia cara. Le aspettative dicono: gli utili delle aziende tech cresceranno del 20% nel 2026, l’accordo su Hormuz è vicino, il peggio è passato. Entrambe le narrazioni sono plausibili. Il punto è capire quale delle due — e quando — avrà la meglio sulle valutazioni di mercato.

Fonte: Il Sole 24 Ore e Milano Finanza, settimana 18-22 maggio 2026

Sul fronte commerciale, una nota positiva: USA e UE hanno siglato un accordo per stabilizzare i rapporti economici e ridurre le barriere tariffarie su un mercato di scambi che supera i 1.800 miliardi di euro. Non fa notizia come Hormuz, ma è esattamente il tipo di accordo strutturale che nel tempo riduce i rischi per le aziende che operano in entrambe le aree.


Questa settimana si chiude con la stessa domanda aperta delle precedenti: quando arriverà la svolta su Hormuz? La risposta onesta è che nessuno lo sa. Quello che possiamo osservare è che ogni settimana che passa lascia tracce permanenti: scorte che si riducono, abitudini che cambiano, catene di approvvigionamento che si ridisegnano. Anche quando la crisi finirà, alcune di queste trasformazioni resteranno.

Per chi pianifica nel medio-lungo periodo, questo è il tipo di scenario che non richiede di indovinare la data dell’accordo, ma di assicurarsi che il proprio portafoglio sia costruito per attraversare periodi di incertezza prolungata senza decisioni affrettate.

Come sempre, sono a disposizione per parlarne.

 

 

Marco Zanin

Questa lettera è uno strumento di aggiornamento e riflessione, redatta sulla base delle principali fonti economiche della settimana (Il Sole 24 Ore, Milano Finanza). Non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza personalizzata. Le valutazioni espresse rappresentano un’interpretazione del contesto attuale e non previsioni sui mercati.

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