Il Brent torna a 100 dollari. STM crolla del 17%. La BCE aspetta.
La settimana era partita bene: lunedì e martedì le borse europee salivano, Milano sfiorava i 52.800 punti. Poi giovedì è arrivato tutto insieme: gli Houthi hanno colpito due petroliere saudite nel Mar Rosso, il Brent ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta da fine maggio, STMicroelectronics ha perso il 17,7% dopo una guidance deludente e la BCE ha confermato i tassi invariati avvertendo che il peggio dell’inflazione energetica deve ancora arrivare. Milano ha chiuso a meno 2,8%.
Doppio blocco navale: Hormuz e Mar Rosso insieme. Il Brent torna a tre cifre
Questa settimana il rischio energetico si è moltiplicato. Oltre alla persistente crisi nello Stretto di Hormuz, gli Houthi yemeniti hanno aperto un secondo fronte dichiarando il blocco navale verso l’Arabia Saudita e colpendo due petroliere saudite nel Mar Rosso, nello Stretto di Bab el-Mandeb. Si tratta di un passaggio cruciale: è l’unica rotta rimasta praticabile per il greggio del Golfo verso il Canale di Suez e i mercati europei.
La risposta del mercato è stata immediata. Giovedì 23 luglio il Brent ha superato i 100 dollari al barile, livello che non si vedeva dalla fine di maggio, con il WTI che ha toccato i 91 dollari. Il gas naturale europeo è salito a 62,46 euro per megawattora, quasi il doppio dei livelli pre-crisi. Trump ha minacciato attacchi contro le infrastrutture civili iraniane, tra cui ponti e centrali elettriche, qualora Teheran non interrompa le ostilità navali. A fine settimana il Brent si è ridimensionato verso i 95-96 $/barile, ma il premio geopolitico resta elevato.
Il doppio blocco simultaneo di Hormuz e Bab el-Mandeb è lo scenario che gli analisti energetici temevano di più. Finché almeno uno dei due era parzialmente operativo, il sistema riusciva ad assorbirne l’impatto. Con entrambi sotto pressione, le rotte alternative diventano molto più lunghe e costose, e le scorte globali non hanno margini per resistere a lungo. Bernstein e Goldman Sachs, secondo Milano Finanza, prevedono il Brent oltre i 100 dollari entro fine anno nello scenario di prolungamento delle tensioni.
Fonte: Il Sole 24 Ore e Milano Finanza, 22-24 luglio 2026
La BCE ferma i tassi al 2,25% ma avverte: il peggio deve ancora arrivare
Il 23 luglio il Consiglio direttivo della BCE ha confermato i tassi invariati al 2,25%. Era la decisione attesa, e non ha sorpreso nessuno. A sorprendere è stato invece il tono del comunicato ufficiale, particolarmente esplicito nel segnalare i rischi futuri: “L’incertezza resta elevata e l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno”. In poche parole, Francoforte avverte che la trasmissione dei prezzi energetici sull’economia reale, sulle bollette e sui prezzi al consumo, è ancora in larga parte davanti a noi.
I mercati scontano al 90% un rialzo dello 0,25% nella riunione di settembre. Nel frattempo i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti: il BTP decennale si è portato oltre il 4%, con lo spread BTP/Bund intorno agli 81 punti base. Non è ancora un livello di allarme, ma è il segnale che il mercato obbligazionario sta iniziando a prezzare un contesto di tassi elevati più a lungo di quanto si sperava.
Sull’altra sponda dell’Atlantico, la riunione della Fed è prevista per il 28 e 29 luglio. Warsh ha ribadito più volte nelle ultime settimane la sua postura di “tolleranza zero” contro l’inflazione. Con il petrolio di nuovo a tre cifre, le probabilità di un rialzo a settembre anche per la Fed sono tornate a salire. Per chi ha obbligazioni in portafoglio, è un contesto da monitorare con attenzione: rendimenti più alti significano prezzi obbligazionari più bassi per chi già detiene titoli a lunga scadenza.
Fonte: Il Sole 24 Ore, 23 luglio 2026
STM crolla del 17,7%. Tesla delude sui margini. UniCredit fa il contrario di tutti
La giornata di giovedì 23 luglio ha concentrato un numero di notizie insolito. A Piazza Affari la protagonista in negativo è stata STMicroelectronics: il titolo ha perso il 17,7% in una sola seduta, dopo che la società ha comunicato stime sui ricavi del terzo trimestre inferiori alle attese degli analisti. È il calo giornaliero più pesante per STM da anni, e ha trascinato con sé l’intero comparto dei semiconduttori in Europa. Francoforte ha visto Siemens e Infineon cedere oltre il 7% e l’8%.
Negli Stati Uniti, la serata del 22 luglio ha portato le trimestrali di Tesla e Alphabet. Tesla ha registrato ricavi superiori alle attese nel secondo trimestre, in crescita del 26% a 28,24 miliardi di dollari, con un record storico di consegne. Ma i margini hanno deluso: gli investimenti nel business del robotaxi e del cybercab stanno pesando sulla redditività, e il titolo ha subito una correzione significativa nelle contrattazioni after-hours. Alphabet ha battuto le attese sui ricavi, ma l’aumento del Capex per l’AI ha portato il flusso di cassa in territorio negativo: il mercato ha punito anche questa con vendite nelle prime ore della seduta successiva.
Il tema di fondo che emerge da queste trimestrali è sempre lo stesso: il mercato non premia più la promessa, premia il risultato. Le aziende tech che hanno investito miliardi nell’AI devono ora dimostrare che quei soldi si stanno traducendo in flussi di cassa reali. Finché la risposta non arriva, ogni guidance prudente viene punita in modo sproporzionato. È un cambio di regime rispetto ai due anni precedenti, e vale la pena tenerne conto.
Fonte: Milano Finanza, 22-24 luglio 2026
In controtendenza rispetto al mercato, due notizie positive. UniCredit ha pubblicato un utile semestrale record di 6,1 miliardi di euro, alzando le proprie stime per l’intero anno: un segnale che il sistema bancario europeo sta ancora beneficiando di tassi elevati. E nella giornata peggiore per la borsa, i titoli difensivi come Eni (+3%), Leonardo (+1,4%), Amplifon e le utility hanno tenuto, offrendo protezione a chi aveva diversificato su questi settori.
Valori e rendimenti aggiornati al 24 luglio 2026
| Asset Class / Indicatore | Valore |
|---|---|
| FTSE MIB (Italia) | 51.315 |
| Nasdaq 100 (USA) | 28.323 |
| Petrolio Brent ($/barile) | 95,5 |
| Gas Naturale Europeo (€/MWh) | 62,46 |
| BTP 10 Anni (rendimento) | 4,049% |
| Spread BTP/Bund | 81 pb |
| Oro ($/oncia) | 4.049 |
| Euro/Dollaro | 1,1377 |
| Bitcoin (USD) | 64.701 |
Dati aggiornati al 24 luglio 2026. Fonte: elaborazione su dati Milano Finanza e Il Sole 24 Ore.
Giovedì 23 luglio è stata una di quelle giornate in cui tutto accade allo stesso tempo. Il petrolio a 100 dollari, STM a meno 17%, la BCE che avverte che il peggio deve ancora arrivare, i titoli tech americani che correggono dopo le trimestrali. Giornate così sembrano catastrofiche quando le si vive, e poi si archiviano come parte del normale percorso dei mercati.
C’è un’osservazione che questa settimana rende molto concreta. Restare concentrati su un solo settore perché sta salendo, o perché è salito tanto negli ultimi anni, è esattamente il tipo di scelta che giovedì ha fatto più male. La diversificazione non è una strategia difensiva per i timorosi: è l’unico approccio che nel lungo termine produce risultati stabili, proprio perché non pretende di sapere quale settore sarà il protagonista della settimana successiva. Insieme alla metodicità, è l’unica cosa che nel tempo paga davvero.
Come sempre, sono a disposizione per parlarne.
Questa lettera è uno strumento di aggiornamento e riflessione, redatta sulla base delle principali fonti economiche della settimana (Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, Italia Oggi, The Wall Street Journal). Non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza personalizzata. Le valutazioni espresse rappresentano un’interpretazione del contesto attuale e non previsioni sui mercati.










