La tregua è finita. Di nuovo. E i mercati hanno imparato a resistere.
Martedì mattina tre petroliere venivano colpite nello Stretto di Hormuz. Mercoledì Trump, dal vertice NATO di Ankara, dichiarava la tregua con l’Iran ufficialmente conclusa. Giovedì Wall Street recuperava e chiudeva positiva. Venerdì SK Hynix debuttava al Nasdaq con la più grande IPO di una società straniera nella storia americana. Una settimana intensa, con una notizia ogni giorno, tutte capaci di spostare i mercati in direzioni opposte.
Hormuz di nuovo sotto pressione. Trump chiude la tregua da Ankara
La settimana è cominciata con segnali di tensione crescente: lunedì i Pasdaran iraniani hanno lanciato missili contro due navi commerciali vicino allo Stretto di Hormuz, martedì ne sono state colpite altre tre. Gli Stati Uniti hanno risposto con attacchi diretti contro obiettivi militari iraniani, e Washington ha contestualmente revocato, a partire dal 17 luglio, la licenza generale che permetteva all’Iran di vendere petrolio sui mercati internazionali.
Mercoledì 8 luglio, dal vertice NATO di Ankara, Trump ha reso ufficiale quello che i fatti suggerivano già: “Il cessate il fuoco con l’Iran non esiste più”. Il Brent ha reagito immediatamente, schizzando oltre gli 80 $/barile, con il gas naturale europeo che in alcune sedute ha sfiorato i 49 euro per megawattora. Il Qatar ha sospeso le operazioni di riavvio della produzione di GNL a causa dei rischi sul corridoio marittimo.
A fine settimana, però, qualcosa si è allentato. Gli attacchi incrociati si sono fermati, Trump ha dichiarato di aver ricevuto una telefonata dall’Iran per trattare, e il petrolio ha corretto: il Brent ha chiuso venerdì intorno ai 75-76 $/barile, il WTI a 71 dollari. I mercati hanno risposto come ormai sanno fare: giù mercoledì, su giovedì e venerdì. La dinamica si ripete da mesi. Il segnale che vale la pena cogliere è che la capacità di assorbimento dei mercati è migliorata rispetto ai picchi di marzo e aprile.
Fonte: Il Sole 24 Ore e Milano Finanza, 7-10 luglio 2026
Vale la pena ricordare un dato di contesto: secondo Moody’s Analytics, il conflitto iniziato a fine febbraio è costato ai contribuenti americani almeno 132 miliardi di dollari, con un dispiegamento militare che non si vedeva da decenni. E la situazione sul terreno rimane quella di sempre: Hormuz aperto quando conviene a Teheran, chiuso quando non conviene.
I verbali della Fed: rialzo a settembre sempre più probabile
Mercoledì sera sono stati pubblicati i verbali della prima riunione guidata da Kevin Warsh. Il quadro che emerge è quello di un comitato diviso, ma con una tendenza chiara: i rischi al rialzo sull’inflazione pesano più di quelli al ribasso sulla crescita. I mercati hanno alzato la probabilità di un rialzo dei tassi a settembre fino al 66%, dal 62% del giorno precedente.
In Europa, i banchieri della BCE hanno richiamato la “lezione del 2011”, quando alzarono i tassi troppo presto frenando un’economia già fragile. Il messaggio è che preferiscono aspettare dati concreti prima di muoversi di nuovo, decisione per decisione. Il governatore di Banca d’Italia Panetta ha avvertito che i rischi al rialzo per l’inflazione coesistono con rischi al ribasso per la crescita: uno scenario in cui non è semplice fare la cosa giusta.
I rendimenti dei titoli di Stato hanno risentito di questa settimana difficile. Il BTP decennale è salito al 3,80%, con lo spread BTP/Bund che ha toccato gli 81 punti base nelle sedute più tese, per poi rientrare leggermente. Il Treasury americano a 10 anni si è stabilizzato intorno al 4,56-4,58%. Nulla di allarmante, ma una conferma che i mercati obbligazionari continuano a prezzare un contesto di tassi elevati ancora per qualche trimestre.
Fonte: Milano Finanza e Il Sole 24 Ore, 8-10 luglio 2026
Europa in rosso, Wall Street recupera. La settimana a due velocità
Mercoledì 8 luglio le borse europee hanno pagato il prezzo più alto dell’escalation: Parigi ha ceduto il 2,2%, Francoforte il 2,3%, Milano il 1,2%, scendendo sotto quota 52.000 punti. Poi, nella seconda parte della settimana, la situazione si è progressivamente stabilizzata. Wall Street ha chiuso la settimana in positivo su tutti i principali indici, con il Nasdaq in testa grazie al recupero dei titoli tech e dei semiconduttori.
Si conferma una rotazione settoriale in atto: i grandi fondi stanno alleggerendo le posizioni sui titoli tech americani a grande capitalizzazione, considerati affollati e con valutazioni difficili da giustificare, per spostarsi verso i settori finanziario e della salute e verso l’azionario cinese, che offre multipli molto più contenuti. È un movimento graduale, non una fuga, ma è un segnale che il mercato sta cercando un equilibrio diverso da quello degli ultimi due anni.
Piazza Affari ha chiuso la settimana con una variazione modesta in negativo, ma ha tenuto meglio delle altre piazze europee. Il record in chiusura del 6 luglio, a 52.614 punti, resta il livello di riferimento più alto. I titoli petroliferi hanno beneficiato del caro greggio nella giornata peggiore, smorzando le perdite complessive. Una conferma che avere una diversificazione settoriale nel portafoglio, anche quando sembra inutile nelle fasi di rialzo generalizzato, poi si rivela utile.
Fonte: Il Sole 24 Ore, 8-10 luglio 2026
SpaceX entra nel Nasdaq 100 ma scende sotto il prezzo IPO. SK Hynix debutta con 26,5 miliardi
Lunedì 7 luglio SpaceX è entrata ufficialmente nel Nasdaq 100, l’indice che raggruppa le 100 maggiori società non finanziarie quotate sul listino tecnologico per eccellenza. L’ingresso nell’indice ha costretto i fondi indicizzati e gli ETF ad acquistare il titolo automaticamente, per circa 4-5 miliardi di dollari stimati. Eppure mercoledì 8 luglio il titolo ha chiuso intorno ai 148 dollari, segnando un momento di debolezza in un contesto di mercato già difficile per via delle tensioni geopolitiche. Gli analisti rimangono in maggioranza positivi sul titolo nel medio periodo, ma il mercato sta cercando di capire quale sia il valore reale di una società che produce perdite e viene valutata centinaia di miliardi.
Venerdì 10 luglio ha debuttato al Nasdaq SK Hynix, il colosso sudcoreano dei chip per memoria AI. La raccolta è stata di 26,5 miliardi di dollari, la più grande IPO di sempre per una società straniera quotata negli Stati Uniti. Il prezzo di collocamento era fissato a 149 dollari per ADR: il titolo ha aperto a 170 dollari, in rialzo di circa il 14%, confermando una domanda che aveva superato di sette volte l’offerta.
Il contrasto tra SpaceX e SK Hynix racconta qualcosa di utile. SpaceX è una scommessa visionaria su settori del futuro, con perdite nel presente e valutazioni stratosferiche. SK Hynix è un’azienda che produce qualcosa di concreto e molto richiesto oggi, la memoria per i chip AI, con numeri reali e un modello di business consolidato. Non significa che una sia meglio dell’altra come investimento, ma che i mercati stanno imparando a distinguere tra ottimismo e fondamentali. Una distinzione che tornerà utile.
Fonte: Il Sole 24 Ore e Milano Finanza, 7-10 luglio 2026
Performance da inizio anno
| Asset Class | Da inizio anno |
|---|---|
| Nasdaq 100 | +18,50% |
| Petrolio (Brent) | +28,85% |
| S&P 500 | +11,30% |
| FTSE MIB (Italia) | +20,30% |
| Azionario Eurozona | +10,39% |
| Bitcoin | -25,89% |
| Oro | -3,33% |
Dati aggiornati al 10 luglio 2026. Fonte: elaborazione su dati Milano Finanza e Il Sole 24 Ore.
Questa settimana ha dimostrato qualcosa che vale la pena tenere a mente: i mercati hanno imparato a convivere con la volatilità geopolitica. Non l’hanno risolta, ma l’hanno metabolizzata. Mercoledì mattina sembrava l’inizio di una nuova crisi profonda; venerdì sera Wall Street chiudeva positiva e SK Hynix esordiva con un +14%.
Questo non significa che i rischi siano spariti. Hormuz è di nuovo instabile, i tassi restano alti, e la stagione delle trimestrali inizierà nelle prossime settimane con aspettative molto elevate. Ma significa che un portafoglio costruito con criterio, diversificato per area geografica e settore, ha più probabilità di attraversare settimane come questa senza danni permanenti.
Come sempre, sono a disposizione per parlarne.
Questa lettera è uno strumento di aggiornamento e riflessione, redatta sulla base delle principali fonti economiche della settimana (Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, Italia Oggi, The Wall Street Journal). Non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza personalizzata. Le valutazioni espresse rappresentano un’interpretazione del contesto attuale e non previsioni sui mercati.









