“42 è la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto”
Douglas Adams, Guida galattica per autostoppisti
La pace c’è. O quasi. Dipende a chi chiedi.
39. Circa 39 volte Trump ha annunciato di aver raggiunto un accordo con l’Iran. Eppure nel romanzo di Douglas Adams il numero che dava risposta a tutto, alla vita, all’universo, a ogni cosa, era il 42. È davvero tutto finito?
La risposta è no, di certo. Oltre a un accordo “itinerante” nella sua conclusione, abbiamo avuto civili uccisi, famiglie sfollate, infrastrutture distrutte che richiederanno mesi se non anni per tornare operative, quattro mesi di tensioni geopolitiche, mercati incerti e inflazione in rialzo. Per arrivare a un memorandum firmato digitalmente, con la cerimonia ufficiale rinviata, e sessanta giorni davanti per costruire qualcosa di più solido.
L’accordo USA-Iran: cosa è successo davvero
Nella notte tra il 14 e il 15 giugno, il premier pakistano Sharif ha annunciato il raggiungimento di un’intesa preliminare tra USA e Iran — un memorandum d’intesa firmato in formato digitale. I mercati hanno festeggiato immediatamente. La cerimonia ufficiale era prevista il 19 giugno a Lucerna, in Svizzera, ma è stata rinviata. Non è un accordo di pace definitivo: apre sessanta giorni di negoziati più approfonditi su nucleare, sanzioni e assetto regionale.
I contenuti principali: cessate il fuoco su tutti i fronti incluso il Libano, revoca del blocco navale americano, impegno iraniano a non dotarsi di armi nucleari, ripristino del traffico marittimo attraverso Hormuz “ai livelli prebellici” entro trenta giorni, tenendo conto dei tempi necessari per lo sminamento. Gli USA hanno già tolto il blocco militare dai porti, e le prime petroliere hanno attraversato lo Stretto.
C’è però un dettaglio che merita attenzione, confermato dal ministro degli Esteri iraniano Araghchi: Hormuz non tornerà esattamente come era prima. L’Iran ha chiarito che le navi dovranno ottenere autorizzazione e sottoscrivere un’assicurazione obbligatoria per il transito. Per i primi sessanta giorni la copertura sarà gratuita. Dopo, la situazione potrebbe cambiare. In pratica, Teheran mantiene un significativo controllo operativo sullo stretto più importante del mondo. Il problema di Hormuz non è risolto — è rimandato.
Fonte: Il Sole 24 Ore, 15-19 giugno 2026 — Milano Finanza, 19 giugno 2026
Sul fronte energetico, la risposta dei mercati è stata immediata: il Brent è sceso di quasi il 10% nella settimana, portandosi intorno agli 80-83 $/barile. Le scorte strategiche americane restano però ai minimi da 43 anni, e gli esperti del settore sono scettici sulla rapidità con cui lo Stretto potrà tornare a piena operatività. La IATA stima che il mercato del carburante aereo impiegherà almeno due anni per tornare ai prezzi pre-crisi, anche nello scenario più ottimistico.
Milano sfonda i 52.000 punti. I mercati festeggiano, con qualche riserva
Lunedì 15 giugno Piazza Affari ha superato per la prima volta la soglia dei 52.000 punti, spinta dalla notizia dell’intesa USA-Iran e dal crollo del petrolio che riduce le pressioni inflazionistiche. Nel corso della settimana il FTSE MIB ha oscillato verso i 53.000 punti, confermandosi tra le migliori borse mondiali con un progresso di oltre il 17% da inizio anno. Nel rally hanno brillato Ferrari, Stellantis, Banca Generali, Prysmian e Fincantieri. In calo, prevedibilmente, i titoli energetici come Eni e Saipem.
Wall Street ha risposto con Nasdaq in rialzo del 3% nella seduta del 15 giugno. SpaceX ha continuato la sua corsa post-IPO, con il titolo SPCX che ha toccato i 216 $/azione nella settimana, prima di ritracciare nelle sedute successive — gli analisti restano divisi sulla valutazione, che si avvicina ai 3.000 miliardi di dollari.
Il paradosso della settimana è tutto qui: i mercati azionari festeggiano una pace che non è ancora firmata ufficialmente, su uno stretto che rimarrà sotto controllo iraniano, in un contesto in cui la Fed ha alzato le proprie previsioni sull’inflazione. Chi ha venduto obbligazioni e comprato azioni negli ultimi mesi ha vinto. Ma il quadro che si apre nei prossimi sessanta giorni è tutt’altro che semplice.
Fonte: Il Sole 24 Ore e Milano Finanza, 15-19 giugno 2026
La Fed di Warsh: tassi fermi, tono più duro. L’inflazione, forse c’è?
La prima riunione di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve ha confermato i tassi invariati, ma con un segnale preciso: la Fed ha rimosso dal comunicato ufficiale qualsiasi riferimento a un orientamento favorevole alla riduzione dei tassi. Ha anche alzato le stime sull’inflazione PCE per il 2026 al 3,6% e tagliato quelle sulla crescita al 2,2%. Il mercato sconta ora almeno un rialzo entro fine anno, con una probabilità del 50% per un secondo intervento.
Il messaggio è chiaro: con la crisi energetica che si allenta, la Fed non ha più l’alibi dello shock esogeno per giustificare l’inerzia sull’inflazione. La lotta ai prezzi riprende con più determinazione — e questo significa che l’era dei tassi bassi, almeno negli USA, non è destinata a tornare presto.
In controtendenza rispetto al resto del mondo, la Bank of Japan ha alzato i tassi di 25 punti base portandoli all’1%, il livello più alto da decenni. È un segnale che l’economia giapponese, storicamente abituata a tassi zero o negativi, sta affrontando una nuova normalità. Per gli investitori con esposizione ai mercati asiatici, è una variabile da monitorare con attenzione.
Fonte: Milano Finanza, 17-18 giugno 2026
Performance settimanale e da inizio anno
| Asset Class | Settimana | Da inizio anno |
|---|---|---|
| Azionario Mercati Emergenti | +4,37% | +30,04% |
| Azionario Globale | +1,85% | +14,49% |
| Azionario USA (S&P 500) | +1,78% | +11,79% |
| FTSE MIB (Italia) | +1,70% | +17,02% |
| Azionario Eurozona | +0,56% | +9,45% |
| Bitcoin | +0,29% | -27,08% |
| Oro | -0,38% | -2,27% |
| Petrolio (Brent) | -9,75% | +35,39% |
Dati basati sui report di chiusura settimanale. Fonte: elaborazione su dati Milano Finanza e Il Sole 24 Ore.
Stiamo vivendo e abbiamo vissuto un periodo di forte difficoltà. Dal lato della vita quotidiana, l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto di molte famiglie, e il costo della vita è cresciuto in modo concreto e tangibile. Le previsioni indicano un picco nel corso del 2026 e all’inizio del 2027, per poi scendere gradualmente — salvo nuovi imprevisti geopolitici, che negli ultimi mesi non sono certo mancati.
Dal lato degli investimenti, invece, ogni giornata sembra poter essere quella giusta o quella sbagliata, a seconda di quanti minuti si ha a disposizione prima di dover premere un tasto. È un contesto in cui l’istinto porta spesso a fare la cosa sbagliata nel momento sbagliato.
La pianificazione è l’unica risposta sensata che conosco. La parte di portafoglio esposta a queste oscillazioni deve essere quella di lungo periodo, costruita per stare ferma anche nelle settimane come questa. Tutto ciò che serve nel breve e nel medio termine non dovrebbe essere esposto in modo importante all’azionario: in un momento così incerto, la protezione del capitale conta più dell’inseguimento del rendimento.
Come sempre, sono a disposizione per parlarne.
Addio, e grazie per il pesce.
Questa lettera è uno strumento di aggiornamento e riflessione, redatta sulla base delle principali fonti economiche della settimana (Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, Italia Oggi, The Wall Street Journal). Non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza personalizzata. Le valutazioni espresse rappresentano un’interpretazione del contesto attuale e non previsioni sui mercati.










