Energia ai livelli del 2022. E la Francia ora paga il 5%
Tre cose, in ordine di importanza. Il gas europeo ha superato i 90 euro al megawattora per la prima volta dal 2022 e il Brent ha chiuso sopra i 116 dollari, sui massimi da cinque mesi: in Italia si è visto subito, con i blocchi degli autotrasportatori e un decreto del governo varato mercoledì. La Francia ha pagato il suo decennale oltre il 5%, cosa che non succedeva dal 2002, e questo ha spinto verso l’alto anche i nostri BTP. Infine, due novità concrete sulla previdenza italiana che vale la pena conoscere: è operativa l’adesione automatica al fondo pensione per i neoassunti, e sono usciti i nuovi coefficienti che dal 2027 calcolano l’assegno pensionistico. Vado con ordine.
Il gas torna sopra i 90 euro, il petrolio ai massimi da cinque mesi
La settimana sull’energia è stata pesante. Dopo nuovi attacchi Houthi contro infrastrutture saudite e il colpo a una petroliera al largo dell’Arabia Saudita, il Brent ha chiuso venerdì a 116,7 dollari al barile, in rialzo del 3,1% nella sola seduta e sui livelli più alti degli ultimi cinque mesi. Il WTI ha superato i 103 dollari. In Europa il gas naturale sull’indice TTF di Amsterdam è arrivato a 93,21 euro/MWh, un valore che non si vedeva dal 2022. Le scorte europee restano riempite al 74,6%, quindi il problema non è la disponibilità immediata: è il prezzo al quale si compra il prossimo metro cubo.
La differenza rispetto alle settimane precedenti è che stavolta il rincaro è uscito dai grafici ed è entrato nella vita reale. Il caro gasolio ha portato al blocco dei TIR, con presidi in diverse regioni e la Sicilia particolarmente colpita. Mercoledì 22 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto con 105 milioni di euro destinati all’autotrasporto per compensare il costo del carburante, altri 70 milioni per agricoltura e pesca, e la sospensione delle rate di leasing fino a marzo per i mezzi pesanti.
Perché questo riguarda anche chi non guida un camion. Il gasolio e il gas entrano nel costo di trasporto e di produzione di quasi tutto, quindi si trasferiscono ai prezzi al consumo con qualche mese di ritardo. È il motivo per cui l’inflazione europea fatica a scendere nonostante le banche centrali abbiano alzato i tassi: la componente energetica continua a rimettere pressione proprio quando quella di fondo si stava calmando. Non è una previsione, è il meccanismo che stiamo osservando da mesi.
Fonte: ANSA, Il Sole 24 Ore e Teleborsa, 20-23 ottobre 2026
La Francia oltre il 5%: il problema non è più solo nostro
Mercoledì il rendimento dell’OAT francese a dieci anni ha superato la soglia del 5%, il livello più alto dal 2002. Dietro ci sono le difficoltà del governo Lecornu sulla legge di bilancio 2027 e un clima politico che gli investitori faticano a leggere. Lo spread tra Francia e Germania è salito oltre i 150 punti base, un valore che fino a tre anni fa sarebbe stato considerato impensabile per il secondo paese dell’area euro.
Il contagio si è visto subito. Il BTP decennale è salito fino a sfiorare il 4,62% giovedì, per poi assestarsi attorno al 4,57%, mentre il Bund tedesco si è confermato il rifugio di riferimento scendendo al 3,35%. Lo spread BTP-Bund ha chiuso venerdì a 122 punti base, in calo rispetto ai 124 del giorno prima ma più largo di circa sedici punti rispetto a inizio settimana.
Mi interessa sottolineare una cosa, perché cambia il modo di guardare al nostro debito. Per vent’anni lo schema mentale è stato: Germania sicura, Italia rischiosa, Francia dalla parte della Germania. Oggi la Francia paga quasi mezzo punto in più dell’Italia sulla stessa scadenza. Non significa che l’Italia sia diventata un porto sicuro, significa che il mercato ha smesso di giudicare i paesi per appartenenza e ha iniziato a guardare i conti e la stabilità politica di ciascuno, uno per uno.
Sul posizionamento non cambio idea rispetto alle settimane scorse. Nel reddito fisso continuo a guardare la parte breve e intermedia della curva, indicativamente tra i tre e i cinque anni, con una componente a tasso variabile e restando sull’area euro. Il motivo è sempre lo stesso: su un titolo di Stato il rendimento raramente è stellare, e una oscillazione del cambio può mangiarselo tutto. Quando i rendimenti salgono, il prezzo dei titoli che si hanno già in portafoglio scende, e più la scadenza è lunga più il movimento è ampio. Tenere le scadenze corte non è pessimismo, è semplicemente pagare meno quel rischio.
Fed e BCE decidono entrambe la settimana prossima
Mercoledì 28 ottobre si riunisce la Federal Reserve, giovedì 29 la BCE. Sulla Fed il mercato ha progressivamente abbandonato l’idea di un rialzo già a ottobre: la probabilità implicita è scesa sotto il 10%, e un sondaggio Reuters tra economisti indica che quasi tutti si aspettano una pausa adesso e una stretta a dicembre. Il tasso di riferimento resta nel corridoio 3,75% – 4,00%. Il Treasury decennale si muove attorno al 5%, dopo aver ceduto diciannove punti base in una singola seduta.
La BCE dovrebbe lasciare il tasso sui depositi fermo al 2,50%, con le attese di un ritocco a ottobre praticamente azzerate. Sullo sfondo è iniziato il confronto sulla successione a Christine Lagarde, il cui mandato si avvia alla conclusione, tra profili più prudenti e chi chiede una linea più dura sull’inflazione. È un tema che oggi sembra lontano dai portafogli, ma la composizione del board determinerà la politica monetaria europea dei prossimi anni.
TFR dei neoassunti e nuovi coefficienti: due cose da sapere
Questa è la parte più utile della settimana, e riguarda molte più persone di quanto sembri.
Primo, l’adesione automatica. Per i lavoratori del settore privato assunti dopo l’entrata in vigore della riforma, il TFR va automaticamente alla previdenza complementare se il dipendente non dice nulla. Ci sono 60 giorni dall’assunzione per comunicare una scelta diversa, attraverso il modulo TFR3. Il silenzio non è più neutro: prima lasciava il TFR in azienda, oggi lo manda al fondo. Non è necessariamente un male, anzi, ma è una decisione che merita di essere presa e non subita.
C’è un dettaglio tecnico che vale la pena segnalare a chi è stato assunto in questi mesi. Se la finestra dei sessanta giorni scavalca il 31 dicembre, può succedere che i versamenti di due annualità finiscano nello stesso anno fiscale. Il limite di deducibilità è salito quest’anno a 5.300 euro, ma resta un tetto annuo: tutto quello che lo supera non si deduce, e il beneficio fiscale di quella parte si perde. È una verifica di cinque minuti che può valere qualche centinaio di euro.
Secondo, i coefficienti di trasformazione. Sono stati pubblicati quelli validi per il biennio 2027-2028 e sono più bassi dei precedenti. Il coefficiente è il numero che trasforma il montante contributivo accumulato in una vita di lavoro nell’assegno annuo di pensione: più basso è il coefficiente, più basso è l’assegno a parità di contributi versati. Dal 1° gennaio 2027 l’età per la pensione di vecchiaia sale inoltre a 67 anni e un mese.
Il meccanismo non è arbitrario: i coefficienti si abbassano perché l’aspettativa di vita si allunga, quindi lo stesso montante deve coprire più anni di pensione. Nessuno ci sta togliendo qualcosa, semplicemente lo stesso capitale viene diluito su un periodo più lungo. La conseguenza pratica però è concreta: chi si affida solo alla pensione pubblica riceverà, a parità di carriera, un assegno via via più basso rispetto a chi è andato in pensione prima di lui. È esattamente il motivo per cui la previdenza integrativa non è un prodotto da vendere, ma un pezzo mancante da costruire con anticipo. Il tempo, qui, conta più della bravura nello scegliere il fondo.
L’oro perde il 3,6%: la settimana peggiore da quattro mesi
Dopo mesi di corsa quasi ininterrotta, l’oro ha avuto una battuta d’arresto netta. Nella settimana ha perso circa il 3,6%, la flessione peggiore degli ultimi quattro mesi, scendendo in corso di seduta sotto i 4.000 dollari l’oncia prima di recuperare e chiudere poco sopra quella soglia. Hanno pesato il rafforzamento del dollaro e la risalita dei rendimenti reali americani, che rendono più costoso tenere in portafoglio un’attività che non paga cedole.
Sul fronte dei cambi, l’euro si è mosso poco contro il dollaro, in area 1,12, mentre contro lo yen resta intorno a 175,7, con la Bank of Japan che prosegue la sua normalizzazione molto graduale.
Una correzione del genere su un asset che da inizio anno era salito moltissimo non mi sembra, di per sé, un segnale da leggere in chiave drammatica. L’oro in portafoglio ha senso come assicurazione, e un’assicurazione si giudica su anni, non su cinque sedute.
Performance da inizio anno al 23 ottobre 2026, in euro
| Asset Class | Da inizio anno |
|---|---|
| Petrolio greggio | +87,0% |
| Indice generale materie prime | +39,5% |
| Azionario Paesi Emergenti | +18,1% |
| Azionario USA (S&P 500) | +16,8% |
| Azionario Globale (MSCI World) | +16,3% |
| FTSE MIB (Italia) | +11,4% |
| Azionario Europa | +9,4% |
| Governativi USA 7-10 anni | +2,2% |
| Obbligazioni societarie IG Europa | -0,7% |
| Obbligazioni High Yield Europa | -1,8% |
| Oro spot | -3,3% |
| Bitcoin | -3,6% |
| Governativi Euro 7-10 anni | -3,8% |
| Cambio EUR/USD | -4,6% |
| Cambio EUR/JPY | -4,5% |
Dati espressi in euro, aggiornati al 23 ottobre 2026. Fonte: elaborazione su dati di mercato.
La tabella dice una cosa che mi sembra importante notare. L’energia ha guadagnato l’87% da inizio anno e i titoli di Stato europei hanno perso il 3,8%: sono le due facce dello stesso fenomeno, perché è proprio il prezzo dell’energia a tenere alta l’inflazione, e l’inflazione a tenere alti i rendimenti e quindi bassi i prezzi delle obbligazioni già in circolazione. Chi aveva un portafoglio equilibrato tra azioni, obbligazioni corte e una quota di materie prime ha attraversato questi dieci mesi molto meglio di chi era concentrato su una sola cosa.
La settimana prossima ci sono Fed e BCE a ventiquattro ore di distanza. Non mi aspetto sorprese sulle decisioni, ma le parole di accompagnamento contano più dei tassi, perché è lì che il mercato va a cercare cosa succederà a dicembre.
Se in questi mesi hai cambiato lavoro, o se in famiglia c’è qualcuno che è stato assunto da poco, la verifica sul TFR dei sessanta giorni è la cosa più concreta che puoi fare partendo da questa lettera. Vale molto più di qualsiasi considerazione sui mercati.
Come sempre, sono a disposizione per parlarne.
Questa lettera è uno strumento di aggiornamento e riflessione, redatta sulla base delle principali fonti economiche della settimana (Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, Italia Oggi, The Wall Street Journal, ANSA). Non costituisce sollecitazione all’investimento né consulenza personalizzata. Le valutazioni espresse rappresentano un’interpretazione del contesto attuale e non previsioni sui mercati.






